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Constatazioni di Elena

C’è un posto bellissimo in via Cavalcanti 27, a Monteverde vecchio, si chiama “Lo spazio dell’arte e sartoria”. L’avevo notato durante una passeggiata, mesi fa, attratta dalla scritta che invitava a portare i vecchi capi di vestiario per “riadattarli” o modificarli in base alla moda. Ma c’era anche altro che mi attraeva, l’atmosfera creativa, il contenuto vissuto e ricercato degli oggetti, i colori… sono entrata e ho conosciuto Elena. Dopo essermi affidata alla sua creazione di “un mare su di me”, cioè un vestito che richiami le onde del mare da lei creato appositamente per me, ho trovato nel sito una constatazione da lei scritta che mi è piaciuta molto. Rispecchia un mio pensiero e non solo: Elena ha letto il mio libro… (Mi chiamo Yuri ediz. Ensemble) Nel suo sito leggo: Una semplice constatazione.

alla finestra

Immaginate di stare alla finestra, di notte, al sesto piano o al settimo o al quarantatreesimo piano di un edificio. La città si rivela come un insieme di celle, centinaia di migliaia di finestre, alcune buie, altre inondate di luce verde o bianca o dorata…Inizia così il libro di Olivia Laing. Titolo: città sola.
Io abito veramente al sesto piano, e l’edificio si trova in cima a una salita in uno dei quartieri più alti di Roma: Monteverde vecchio, la zona vicino al Gianicolo.
Non mi ero mai affacciata alla finestra, o meglio mai per tanto tempo come ho fatto da marzo 2020 in poi, nei giorni del lock down.
Dopo l’annuncio alla televisione di rimanere tutti chiusi in casa per evitare il pericolo di contagio, con l’imperativo di osservare il divieto di circolazione, improvvisamente il silenzio ha invaso la città.

Il linguaggio del tempo

  Quando rifletto sul trascorrere del tempo penso alle stagioni. La percezione del tempo è cambiata, spesso sento dire: “non esistono più le stagioni” per significare che il passaggio dal caldo al freddo e viceversa non c’è più. Oppure penso alla frase “Sono ormai novanta primavere”Ho quindi immaginato il tempo sul corpo di donna attraverso le stagioni.A primavera, quando sbocciano i fiori, nasce la vita.

intervista di Paolo Restuccia

Intervista di Paolo Restuccia della scuola di scrittura Genius –
   (dieci domande)

1 - Nella trama ben controllata della tua scrittura trapela la tua passione d’autrice, che emozioni hai provato scrivendo questa storia?

R. La storia che ho raccontato era già nella mia testa da molto tempo. Da anni. Infatti il libro si apre con una brevissima premessa: fatti realmente accaduti hanno ispirato questa storia. Romanzata e arricchita con personaggi di fantasia, ogni riferimento è casuale.  Scrivere è stato come riempire un vuoto.  Attraverso la scrittura l’esperienza del vuoto si fa parola. Raccontare questa storia mi ha permesso di continuare a far esistere chi non c’è più. E poi per me scrivere è anche una forma di comunicazione col mondo. Poter comunicare la mia verità.